Quando parliamo di coliche, reflusso e pianto inconsolabile nel neonato, si sentono spesso affermazioni contrastanti e, talvolta, nebulose, su come definirli, come capire se un bambino ne soffre e come approcciarsi nel modo giusto a ciascuna di esse.
Troppo spesso vedo il pianto inconsolabile venir definito come coliche, secondo quella che sembra essere una generalizzazione azzardata, senza entrare nel merito delle diverse tipologie di pianto.
Senza analizzare il comportamento del bambino mentre piange o senza chiedersi:
🍼 Cosa intendiamo con coliche? Che cosa le causa?
Come si può aiutare davvero un bambino che ne soffre?
Di solito si dice solo che si tratta di coliche e bisogna aspettare.
Reflusso: è davvero solo fisiologico?
Quando parliamo di reflusso, spesso accade la stessa cosa.
“Se cresce vuol dire che va tutto bene, è reflusso fisiologico, passerà, bisogna solo avere pazienza”.
Le uniche soluzioni che vengono proposte sono farmaci per ridurre o proteggere dall’acidità o svezzamento anticipato.
Ma se si tratta davvero di qualcosa di fisiologico, cioè di un fenomeno che fa parte del normale funzionamento del corpo umano, perché il bambino sta male?
Perché alcuni bambini ne soffrono e altri no?
Quali sono le cause del reflusso?
Perché a volte migliora con un latte addensato o con lo svezzamento, ma altre volte no?
Tante sono le domande che nessuno si pone, e oggi vedremo alcune affermazioni su coliche e reflusso che non sempre aiutano a comprendere in modo corretto queste condizioni.
🧩 1. “Se un bambino piange in modo inconsolabile, si tratta di coliche”
Se definiamo le coliche come dolori addominali o aria addominale che provoca dolore, non possiamo essere sicuri che ogni volta che un bambino pianga in modo inconsolabile sia per colpa dell’aria.
È molto importante imparare a riconoscere i diversi tipi di pianto:
- dolore da aria addominale,
- dolore da reflusso,
- fame,
- stanchezza estrema.
Usare il termine coliche come sinonimo di pianto inconsolabile rischia di essere fuorviante.
Spesso liquidare la sofferenza del bambino con un semplice “sono coliche” significa minimizzare il suo disagio e lasciare i genitori senza strumenti concreti.
👶 Se un bambino piange in modo inconsolabile, c’è sempre una causa. E va identificata e affrontata.
🧩 2. “Il reflusso passa crescendo”
Un’altra affermazione comune è:
“Il reflusso è fisiologico: il neonato mangia latte, sta spesso disteso, quindi è normale”.
Allora i genitori aspettano.
Aspettano i 6 mesi, poi i 12, poi i 18.
Eppure il bambino continua a rigurgitare anche le pappe.
Si arriva ai 4-5 anni e ancora:
“È normale, ha lo stomaco sensibile, è stato un neonato reflussante”.
Ma siamo davvero sicuri che sia normale tutto questo?
Forse il reflusso non passa sempre con la crescita.
E forse non è giusto limitarsi ad aspettare, senza aiutare il bambino nel frattempo.
🧩 3. “Il reflusso è causato da una valvola immatura”
Se davvero la valvola cardias è immatura in tutti i neonati, come mai solo alcuni soffrono di reflusso?
E come mai altri rigurgitano tanto ma stanno benissimo?
Forse la valvola immatura non è l’unica causa.
Forse servono più domande, e meno risposte automatiche.
💡 Approccio consapevole e multidisciplinare
Quando iniziamo ad analizzare nel dettaglio e a porci le domande giuste, alcune risposte tradizionali appaiono insufficienti.
Per questo è fondamentale non fermarsi alla prima spiegazione, ma cercare le vere cause del pianto del proprio bambino.
Dietro ogni diagnosi ci deve essere una causa identificabile e un aiuto concreto.
L’ideale sarebbe affrontare il problema con un approccio multidisciplinare, basato sull’evidenza scientifica, sul rispetto e sull’empatia.
💬 Un messaggio per i genitori
Da ultimo vi dico: non permettete a nessuno di dirvi che è tutto nella vostra testa.
La sofferenza del vostro bambino è reale.
E merita ascolto, comprensione e risposte concrete.
Stefania Della Rovere – Puericultrice di MammeComeNoi

