Spesso voi genitori mi chiedete perché i vostri figli (dai 3 ai 12 anni circa) hanno comportamenti oppositivi, di sfida, fanno il contrario di ciò che devono fare oppure fanno cose di nascosto.

Sono comportamenti che certamente portano forti contrasti in famiglia, partono subito i confronti con altri bambini o ragazzi.

Come diminuire questi atteggiamenti presenti soprattutto dopo un NO ?

Quando parliamo di atteggiamenti di sfida, provocatori ecc. in definitiva è come dire “non mi ascolta, non fa quello che gli dico…” ma così facendo noi ci stiamo focalizzando su noi adulti.

Quindi l’idea del genitore è che il figlio è un nemico e il focus è sul genitore stesso, che sente il figlio sfidante contro le sue regole. Questo porta inevitabilmente allo scontro. Invece bisogna togliere l’attenzione dall’adulto perché i figli fanno delle cose per LORO motivazioni.

Proviamo ad inquadrare la situazione come se fosse un’equazione che ha due elementi: il primo elemento è l’IMPULSO molto forte e difficile da inibire, il secondo elemento è SENTIRSI INVISIBILI. Questi due elementi sommati quantificano l’oppositività, la sfida.

Tutti noi abbiamo degli impulsi a cui facciamo fatica a resistere (da domani comincio la dieta…), a maggior ragione li hanno anche i bambini. Il problema è che loro non sanno INIBIRE quell’impulso, perché è molto difficile, richiede esperienza, competenze che ancora non hanno.

Inoltre viviamo in un mondo strapieno di stimoli (bambini esposti a pubblicità, al confronto ecc.) che non sanno ancora gestire.

Il bambino quindi non sa inibire l’impulso e lo AGISCE.

Questo tipo di bambini vengono etichettati come maleducati, provocatori, ma quando li etichettiamo non capiamo perché lo fanno ed è allora che si sentono invisibili, non vediamo la cosa che loro stanno cercando di comunicare, ma non ci riescono.

Cosa si può fare?

Legittimare l’impulso mantenendo il limite ma dare cittadinanza al desiderio. Così diventeranno sempre più capaci di inibire l’impulso e riusciranno piano piano ad autoregolarsi.

Purtroppo abbiamo ricevuto un’educazione che non ci permetteva di avere impulsi (l’Impulso era un “capriccio”) e spesso questo ha fatto in modo che non ci diamo il permesso di avere delle cose come: un posto migliore al lavoro, una relazione migliore ecc.

Faccio un esempio: “Mamma, papà posso giocare ancora con il telefonino?” risposta adeguata: “Lo so che vorresti proprio giocarci ancora, ti capisco… ma per oggi basta così, lo riavrai un pochino domani”. Quindi si mantiene la regola ma si aggiunge la legittimazione, l’empatia, la connessione.

Dott.ssa Rosetta Panebianco – Pedagogista

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