A che gioco stai giocando?

Mia mamma sta per compiere 70 anni. Non ha particolari problemi di salute, eppure cammina sempre più lentamente… Segni di una stanchezza che ormai sembra normale, ma non lo è.
Non riesce ad abbassarsi piegandosi sulle ginocchia. Fare le scale è diventato un ostacolo. Fare le faccende? Solo quando è strettamente necessario.

Niente di così tragico, per carità, ma è qualcosa che mi ha fatto riflettere. Vedo altri nonni, della stessa età, che vanno e vengono, portano i nipoti a scuola, fanno la spesa, cucinano, camminano a passo svelto. Allora è solo una questione di età? Non credo.

Anche io – che non ho 70 anni – mi sento spesso sfiancata da piccole cose. Mi affatico facilmente. Fare le scale mi pesa. Lavare per terra mi sembra un’impresa. E sì, lo ammetto, sto troppo spesso sul divano e a fare una passeggiata nemmeno ci penso. Ma l’età non c’entra proprio niente. E allora?

Il corpo e la mente si disattivano quando non li usi

È mancanza di allenamento. Tutto ha a che fare con la fatica e con l’allenamento (prendo queste parole in prestito dai personal trainer 🙂

Viviamo in un mondo che ci aiuta a “fare meno”. Che ci invita a delegare, automatizzare, “alleggerire”. E potrebbe anche andare bene così. Ci mancherebbe. Ma se riuscissimo a essere pienamente consapevoli del prezzo che stiamo pagando

Una mamma mi ha scritto:

“A casa mia ho il robot che pulisce, la lavastoviglie che mi lava, mia madre che fa il bagnetto alle bambine… Sembro una privilegiata? Forse. Ma perché mi sento lo stesso stanca e stressata?”

Riprendendo la metafora, il punto è un altro: non si sta più allenando.

Il corpo umano, e anche la nostra mente, è una macchina straordinaria, ma come ogni macchina si arrugginisce se non viene usata. Ci stiamo indebolendo – tutti – perché non ci muoviamo più, perché non pensiamo più. Anche elaborare un’idea può diventare faticoso. Ci sembra normale stancarci per poco. Ci sembra inevitabile sentirci affaticate… ma in realtà è solo perché non siamo più allenate.

Allenare corpo e mente nella vita quotidiana

Il problema non è “fare fatica”. Il problema è che non siamo più abituati a farla. E quindi ogni piccola azione, ogni salita, ogni corsa, ogni movimento – fisico o mentale – diventa un’impresa.

Ma se fossimo degli atleti, penseremmo mai di entrare in campo senza allenamento?

Se un calciatore smette di correre ogni giorno, di allenare la resistenza, di farsi il mazzo sotto il sole, potrà mai giocare una partita vera? Se uno scrittore smette di esercitarsi ogni giorno, potrà mai più scrivere qualcosa di testa sua? Se un genitore smette di muoversi, di usare il proprio corpo e la propria mente ogni giorno… potrà mai arrivare a 70 anni con forza e agilità?

Oggi stiamo giocando a un gioco senza allenamento. Vogliamo energia senza sonno buono. Resistenza senza movimento. Vitalità senza attività.

E poi diciamo: “Eh, sarà l’età”. Ma l’età – lasciamelo dire – molto spesso è solo una scusa che raccontiamo a noi stessi per giustificare la nostra stanchezza. E non lo dico con giudizio. Lo dico perché mi riguarda.

Sedentarietà e stanchezza: un circolo vizioso

Perché anche io sto smettendo di allenarmi. Non cammino abbastanza. Prendo sempre l’ascensore. Non faccio fatica. E se fatico, mi lamento. E se mi affatico, mi giustifico. E intanto mi disabituerò sempre di più alla fatica. Fino a quando? Fino a non essere più capace di fare le cose normali. Quelle che prima chiamavamo “la quotidianità”.

Siamo una generazione che si sta sedendo. E nel sedersi, si spegne un po’. Pian piano. Senza accorgercene.

Certo, tante di noi si sentono stanche perché un figlio ti chiama a fare delle partite di calcio (per usare la metafora calcistica) che non sei abituata a fare e per le competenze che non hai e devi acquisire. Ma alla base c’è un fatto: questa generazione è spaventata dalla fatica – quella buona, quella necessaria per giocare davvero a qualunque gioco.

È contraria alla fatica, la vede come il problema. In un certo senso è come se stessimo dicendo che vogliamo essere muscolose e avere un bel fisico senza alzare pesi, senza pensare di rafforzarci con essi. E gradualmente, invece di prendere forza, la stiamo perdendo.

Se non ti muovi, ti spegni

Pensando a mia mamma mi sono detta: “Milena, guarda in faccia una verità”. Se non ti muovi, ti spegni. E non puoi pretendere vitalità da un corpo che non usi. Non puoi aspettarti forza da una mente che deleghi a ChatGPT, a Meta AI o a Google ogni sforzo. Non puoi volere energia se ogni piccolo sforzo lo scansiamo.

No, non sto dicendo che dobbiamo smettere di delegare o farci aiutare, né che dobbiamo rinunciare alla tecnologia quando può davvero esserci utile.

Sto dicendo che dobbiamo smettere di non usare più la nostra mente e il nostro corpo. Di ricominciare ad allenarli, poco a poco, finché non tornino a sviluppare quella forza che hanno dentro e che possono restituirci.

Mia mamma oggi cammina con fatica. Io sto iniziando a stancarmi facilmente. E non voglio svegliarmi a 70 anni chiedendomi dove ho perso il mio corpo, la mia energia, la mia voglia di fare. Non voglio più vedere la fatica come un problema. Ad alcuni giochi ho deciso di giocarci io, in fondo: come a fare la mamma o a essere moglie.

Quindi la domanda che mi pongo – e ti pongo – è solo questa:
A che gioco stai giocando? E soprattutto: ti stai allenando per giocarci davvero?

Milena Mattiacci 

💬 Ti va di raccontarlo anche tu?

Ti capita di sentirti stanca senza un vero motivo?
Hai mai avuto la sensazione che non fosse solo questione di età, ma di qualcosa che piano piano ti ha tolto energia?
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