“Ti voglio bene!”
Quante volte lo dici ai tuoi figli? E quante volte lo diciamo anche a noi stessi o alle persone che ci stanno accanto?
Volere bene è un sentimento naturale, ma sappiamo che non basta. Per rendere reale il nostro amore, servono azioni concrete. Sì, dire “ti voglio bene” è importante, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare: non basta solo voler bene, bisogna imparare a voler bene, bene.
È necessario quindi mostrare il nostro affetto in modo costruttivo, evitando azioni che, anche con le migliori intenzioni, finiscono per diventare disfunzionali (non funzionano).
Ad esempio, chi di noi vuole crescere figli dipendenti, incapaci di affrontare il mondo da soli? Probabilmente nessuno. Se ci pensi bene, l’opposto di dipendenza è autonomia: una qualità che dovremmo coltivare nei nostri figli, giorno dopo giorno, insegnando loro a fare da soli, un passo alla volta.
Protezione o iperprotezione?
Nel nostro percorso insieme, parleremo di come riconoscere quelle azioni che, pur partendo dall’amore, non ottengono i risultati sperati.
Andrea Fiorenza, psicoterapeuta della strategia breve, in uno dei suoi libri sottolinea quanto sia importante che i figli, poco per volta, affrontino le situazioni della vita e ricevano quei piccoli colpi che li aiutano a fortificarsi.
Questo non significa esporli volutamente a esperienze dure, ma piuttosto lasciare che affrontino quelle piccole difficoltà quotidiane che spesso i genitori si assumono al loro posto. Sono proprio queste esperienze, infatti, a formare e rafforzare il loro carattere.
Ti racconto una breve storiella che mi ha fatto riflettere sull’argomento della iperprotezione vs. autonomia.
Una donna stava facendo le pulizie nel suo giardino. Notò una pianta bellissima in un angolo, ma si accorse che aveva messo fuori delle radici grosse e robuste. Cercò di tagliarle, ma erano troppo forti e alla fine lasciò perdere. Col tempo, però, quella pianta iniziò a occupare troppo spazio, prendeva tutta l’acqua e faceva seccare le altre piante, impedendo loro di dare frutto.
Una mattina, decisa, la donna si armò degli strumenti necessari e la estirpò.
Questa storia mi ha portato a riflettere in due direzioni:
- La prima è andata a mia mamma, che (in buona fede) voleva fare tutto lei. Così facendo, però, non lasciava a me e a mio fratello lo spazio per sviluppare le nostre capacità e il nostro talento.
- La seconda, più dura, è stata rivolta a me stessa. Ho pensato alle radici che non ho mai del tutto estirpato, e mi sono accorta che, senza volerlo, anche io tendo a iperproteggere le mie bimbe. Le proteggo più del dovuto, impedendo loro di affrontare difficoltà che sono invece necessarie per la loro crescita.
Tra l’altro, quando ricevono senza sforzo, diventano più esigenti e insoddisfatti, mentre noi, di fronte alla loro “ingratitudine”, finiamo per arrabbiarci sempre di più.
Maria Montessori sottolinea che la crescita non è mai lineare né priva di ostacoli. È proprio attraverso le difficoltà che i bambini — e anche noi adulti — sviluppano competenze, imparano a trovare soluzioni e diventano più sicuri di sé e grati.
Molti genitori, io per prima, cercano di proteggere i propri figli da ogni difficoltà. Ma quando facciamo tutto noi, come allacciare le scarpe, risolvere i loro problemi o preparare sempre tutto, impediamo loro di imparare. L’autonomia, invece, è una competenza che si acquisisce lasciando che provino, sbaglino e riprovino.
Ho letto da qualche parte che gli adulti con maggiori dipendenze sono spesso quelli che da piccoli non hanno affrontato difficoltà. Interessante, vero?
Gli esperti della terapia breve strategica ci ricordano l’importanza di smettere di identificarci con i risultati delle nostre azioni. Non siamo noi a riuscire o a fallire: sono le azioni che scegliamo a funzionare o meno. Il nostro compito è compiere ciò che funziona e abbandonare ciò che è disfunzionale, ovvero le azioni che non portano ai risultati desiderati.
Se vogliamo che i nostri figli crescano sicuri di sé, con minori probabilità di sviluppare dipendenze (affettive o di altro genere), dobbiamo evitare di essere quella “pianta” che soffoca tutto intorno a sé. Dobbiamo lasciare spazio per la loro crescita, permettendo loro di fiorire.
“Sì, ma non è facile, cara Milena.”
E cosa non lo è?
di Milena Mattiacci – Founder di MammeComeNoi

