Quale rapporto esiste tra malocclusione e postura nei bambini? Scopri cosa osservare e perché, in alcuni casi, può essere utile una valutazione multidisciplinare.
Ammetto che questo articolo nasce da un’esperienza molto personale: anni e anni di bite, apparecchi con le “stelline”, molle, esercizi posturali e sì… anche qualche doloretto.
Da fisioterapista e da persona che l’ha vissuto sulla propria pelle, so bene quanto questo tema sia fondamentale.
Il rapporto tra occlusione (ovvero come i denti superiori e inferiori combaciano tra loro) e postura è un tema spesso sottovalutato. Eppure, quando si parla della crescita dei più piccoli, prestare attenzione a entrambi gli aspetti può essere importante.
Malocclusione e postura nei bambini: facciamo chiarezza
ATTENZIONE!
Chiariamo subito un punto importante: non è detto che un’alterazione posturale porti sempre con sé un problema ai denti, e viceversa.
Una scoliosi non è causata automaticamente da un dente storto e non tutti i problemi di morso portano a scoliosi.
Tuttavia, se un bambino presenta un morso non fisiologico o un problema masticatorio insieme a una difficoltà posturale, può essere utile non considerare i due aspetti completamente separati.
In questi casi, accanto alla valutazione posturale, può essere indicata anche una valutazione gnatologica e odontoiatrica.
L’approccio vincente è quello di squadra!
Cosa c’entrano i denti con la postura?
Vi chiederete: cosa c’entrano i denti con tutto il resto del corpo?
L’apparato masticatorio non lavora isolato.
La mandibola e l’articolazione temporo-mandibolare (ATM) hanno rapporti anatomici e funzionali con i muscoli del collo e con altre strutture coinvolte nel controllo e nell’equilibrio del capo.
Per questo, quando sono presenti contemporaneamente problemi di occlusione e alterazioni posturali, può essere utile osservare il bambino nel suo insieme.
Le 3 classi occlusali principali
In odontoiatria si distinguono tre principali classi occlusali:
Prima Classe: l’arcata superiore e quella inferiore presentano rapporti considerati generalmente fisiologici.
Seconda Classe: l’arcata superiore risulta più avanzata rispetto a quella inferiore; il profilo può mostrare un mento apparentemente più arretrato.
Terza Classe: l’arcata inferiore risulta più avanzata rispetto a quella superiore e la mandibola può apparire più sporgente.
Morso aperto, profondo e incrociato: le differenze
Oltre alle classi occlusali, possiamo distinguere diversi tipi di morso.
Morso aperto: gli incisivi superiori e inferiori non entrano in contatto quando la bocca è chiusa. Può essere associato, tra gli altri fattori, ad abitudini come l’uso prolungato del ciuccio o la suzione del dito.
Morso profondo: i denti superiori coprono eccessivamente quelli inferiori.
Morso incrociato (crossbite): alcuni denti superiori chiudono internamente rispetto ai corrispondenti denti inferiori.
Morso a forbice (scissor bite): alcuni denti superiori risultano eccessivamente esterni rispetto a quelli inferiori.
Queste condizioni possono associarsi a differenti adattamenti della posizione mandibolare e del capo. La loro eventuale relazione con l’assetto posturale complessivo deve però essere valutata individualmente.
Campanelli d’allarme: cosa osservare nel bambino?
Alcuni comportamenti o segnali possono suggerire l’opportunità di parlarne con un professionista:
- tendenza a mordersi frequentemente il labbro o a succhiarsi il dito;
- difficoltà nella masticazione di alcuni alimenti;
- lingua che tende a spingere contro i denti anteriori durante la deglutizione;
- respirazione frequente con la bocca aperta, soprattutto durante la notte;
- bruxismo, ovvero digrignare o stringere i denti durante il sonno;
- click o scatti della mandibola durante l’apertura o la chiusura della bocca;
- mal di testa ricorrenti, dolore cervicale o affaticamento muscolare.
La presenza di uno di questi segnali non significa automaticamente che esista un problema posturale o occlusale: è la valutazione professionale a permettere di comprenderne l’origine.
Malocclusione e scoliosi: attenzione a non confonderle
È importante fare una precisazione.
La scoliosi è una condizione complessa e multifattoriale della colonna vertebrale e non può essere attribuita automaticamente a una malocclusione.
È quindi importante evitare il ragionamento:
“Denti storti = scoliosi”.
Diverso è il discorso degli atteggiamenti posturali e degli adattamenti che possono essere osservati nel bambino e che richiedono una valutazione specifica per comprenderne le possibili cause.
Perché può essere utile un approccio multidisciplinare
Da fisioterapista vorrei potervi dire che tutte le problematiche posturali possono essere risolte soltanto con la fisioterapia, ma non è così.
In alcune situazioni, il confronto tra le diverse figure professionali coinvolte può consentire una valutazione più completa del bambino.
Fisioterapista, odontoiatra e gli altri specialisti eventualmente necessari possono osservare aspetti differenti dello stesso quadro.
Il mio consiglio è quindi quello di non fermarsi alla singola apparenza, ma imparare a osservare i propri bambini e ragazzi a 360°.
Hai notato alcuni di questi segnali nel tuo bambino?
Se hai dubbi sulla postura di tuo figlio o vuoi capire se può essere utile una valutazione fisioterapica, puoi confrontarti con una professionista.
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