Alla domanda “Chi sono?”, molti di noi, quasi senza accorgersene, tendono a rispondere identificandosi con i risultati delle proprie azioni. E spesso, tra questi, scelgono di concentrarsi solo su quelli negativi. Questo meccanismo può influire profondamente sulla nostra identità e autostima, portandoci a confondere il nostro valore con i successi o gli errori che commettiamo.
Facciamo un esempio. Pochi giorni fa, per l’ennesima volta, un’amica ha spiegato alla figlia quanto sia importante essere una squadra in casa: buttare la spazzatura, mettere in ordine la stanza… Risultato? Niente da fare, è finita in un litigio. E lei? Si è sentita una fallita.
Siamo davvero il risultato delle nostre azioni?
Non focalizziamoci ora sulla storia in sé, ma sul meccanismo che ci lega a questa identificazione. La mia amica ha fatto qualcosa, l’ha ripetuto diverse volte e non ha funzionato. Allora cosa fa? Si dice: “Sono una fallita.” Ma è davvero così? Cos’è che ha fallito, esattamente?
Quando mi capita di rispondere “sì” a questa domanda, mi dico di essere il panettone bruciato! No, non sto dando i numeri. Mia nonna, quando ero sedicenne, mi raccontò una storia che allora non capii.
La storia del panettone bruciato
Un giorno preparò un panettone per degli ospiti. Lo mise in forno e… lo bruciò. Una delle invitate, sua zia, la guardò con aria delusa e davanti a tutti le disse: “Sei un’incapace.” Da quel momento, mia nonna iniziò a dire in giro di essere il panettone bruciato.
Dopo avermi raccontato ciò, mi chiese: “Milena, riesci a capire?” Io la guardai stranita, senza rispondere. Lei allora sorrise e aggiunse: “Un giorno capirai…”
E io? Ho impiegato anni per capirlo. Troppo tempo identificandomi con i miei errori e con i risultati delle mie azioni. Conseguenze? Bassa autostima, paragoni con chi riusciva, tristezze e depressioni inutili.
Errori e azioni non definiscono chi siamo
Mia nonna, sin da giovane, era una donna perspicace. Dopo quell’episodio iniziò subito a dire: “Sono il panettone bruciato” perché l’affermazione della zia aveva legato un errore alla sua persona, come se fossero la stessa cosa.
Quel “Sono un panettone bruciato” non era una semplice battuta. Era una provocazione sottile per mostrare a tutti, inclusa la zia, quanto fosse assurdo ridurre una persona al risultato di un’azione. Se davvero era “un’incapace” per aver fatto bruciare il panettone, allora, per assurdo, significava essere un panettone bruciato. Capite?
Sai per quanto tempo mi sono sentita una frizione bruciata perché non guidavo bene? Una divisione sbagliata perché prendevo voti bassi in matematica? Una lasagna bruciata perché non sapevo cucinare?
Non siamo i risultati, positivi o negativi, delle nostre azioni.
Quello che fai non è quello che sei
Ieri mia figlia Sara mi ha detto:
“Sì, però il voto basso in matematica lo prendo lo stesso se non so fare le divisioni, se sono incapace a fare le divisioni.”
“È vero,” le ho risposto. “Ma resta il fatto che tu non sei il panettone bruciato (la divisione sbagliata). Semplicemente hai sbagliato la divisione perché devi ripassare quella tabellina, perché non hai ancora capito il meccanismo di come abbassare i numeri nella colonna… E il giorno in cui ci riuscirai non sarai la divisione riuscita. Semplicemente avrai messo in atto delle azioni che ti hanno portata a fare bene le divisioni.”
Siamo responsabili di quello che facciamo, ma non possiamo ridurre chi siamo a ciò che ne deriva. Eppure, capita a tanti di noi di cadere in questa trappola, con conseguenze devastanti. Un esempio di azione disfunzionale è quando i genitori parlano al posto dei figli, impedendo loro di sviluppare autonomia e fiducia in sé stessi.
Uno dei mali che si diffonde come veleno nella società è proprio questo. L’autostima bassa nasce dall’identificazione con i risultati. Se smettessimo di farlo, molte insicurezze sparirebbero.
Comprendere quello che mia nonna aveva capito sin da giovane — che non era il panettone bruciato — potrebbe cambiare radicalmente la vita di molte persone.
Liberarsi dall’identificazione con i risultati
Immaginate una realtà in cui ciascuno di noi impari a separare il proprio valore da ciò che riesce o non riesce a fare. Una realtà in cui errori e successi diventano solo passi del cammino, non etichette che ci definiscono.
Quando smettiamo di identificare il nostro valore con i risultati, rafforziamo la nostra identità e autostima, permettendoci di affrontare la vita con più sicurezza aprendo uno spazio per l’accettazione, non solo verso se stessi ma anche verso gli altri. Si vivrebbe meno nel giudizio e più nella comprensione.
Perché, alla fine, non siamo mai i nostri errori, né i nostri successi.
Siamo chi sceglie di imparare, chi cade e si rialza, chi continua a vivere, consapevole che il proprio valore va oltre qualsiasi risultato. E questa, forse, è parte della vera pace: con se stessi e con il mondo.
Alla prossima!
di Milena Mattiacci – Founder di MammeComeNoi
E tu? Ti sei mai sentito un ‘panettone bruciato’? Ti è mai capitato di identificarti con i tuoi errori o successi? Raccontaci la tua esperienza nei commenti!

